Turismo Religioso
Numerose sono le Chiese Storiche presenti nell’isola di Ortigia e nella terra ferma a Siracusa. Indichiamo di seguito, un possibile itinerario turistico religioso, ma prima parliamo della Festa di S. Lucia, patrona della città:
I festeggiamenti in onore della Santa sono molto sentiti e partecipano una enorme quantità di fedeli. La festa patronale della Santa siracusana comincia ufficialmente la mattina del 12 dicembre con la traslazione dell’argenteo simulacro della Santa, che dalla sua cappella viene posta nei pressi dell’altare maggiore della cattedrale. La sera vengono poi celebrati, sempre in cattedrale, i vespri solenni, presieduti dall’Arcivescovo, a cui partecipano diversi sacerdoti della diocesi, diaconi, il Seminario Arcivescovile, diverse autorità civili e religiose. Alla fine dei vespri viene distribuita ai fedeli la “cuccìa”, dolce tipico della Sicilia occidentale che viene preparato come da tradizione il giorno della festa della Santa Patrona, introdotto a Siracusa negli anni ‘80 del XX secolo.
È il 13 dicembre, il giorno principale della festa, in cui tutta la città e non solo, si stringono attorno alla Santa siracusana. Il simulacro viene portato a spalla lungo le vie della città per giungere in serata alla Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, localizzata nel quartiere, oltre il ponte umbertino, e più specificatamente nella piazza intitolata in sua memoria. Momenti suggestivi della processione sono la sosta che la Santa Patrona fa al suo arrivo nelle vicinanze del Porto grande e al passaggio sul ponte,quando marinai e militari le dedicano i loro onori facendo suonare a festa le sirene delle loro navi.
Giorno 20, giornata tradizionalmente definita dai siracusani come l’ottava, il simulacro di S.Lucia, cambia parte del percorso, rispetto al tragitto di sette giorni prima; osserva diverse soste molto sentite dai fedeli. La prima al santuario della Madonna delle Lacrime, dove avviene l’incontro tra la Santa e Maria. La seconda presso l’ospedale di Siracusa (situato a pochissimi metri dal santuario stesso) per far visita ai malati. Dopo aver effettuato le sopraccitate soste, riprende il cammino verso la Cattedrale attraversando il cuore della città.
Il simulacro giunge in serata sul Ponte Umbertino (i ponti, per i siracusani ) per il tradizionale spettacolo pirotecnico prima di fare rientro nell’isola di Ortigia, dove raggiunge Piazza Duomo intorno alle 23 e per essere ancora protetta nella propria cappella in Cattedrale, dove resta chiusa fino alla prima domenica di maggio, quando si celebra la festività di Santa Lucia delle quaglie.
Storia e Leggenda di Santa Lucia:
Nata a Siracusa, nel 280, morirà nel 304 a Siracusa. E’ stata una santa romana, venerata dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. Morì martire durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa.
- Nell’introduzione al romanzo storico “Lucia” di René du Mesnil de Maricourt, Ampelio Crema ha scritto che: «la prima e fondamentale testimonianza sull’esistenza di Lucia ci è data da un’iscrizione greca scoperta nel giugno del 1894 dal professor Paolo Orsi nella catacomba di san Giovanni, la più importante di Siracusa: essa ci mostra che, già alla fine del quarto secolo o all’inizio del quinto, un siracusano, come si deduce dall’epigrafe alla moglie Euschia, nutriva una forte e tenerissima devozione per la “sua” Santa Lucia, il cui anniversario era già commemorato da una festa liturgica. Tale iscrizione è stata trovata su una sepoltura del pavimento, incisa su una pietra di marmo quadrato, misurante cm 24×22 e avente uno spessore di cm 3, tagliata irregolarmente. Le due facce della pietra erano state ricoperte di calce: ciò indica che la tomba era stata violata». E così suona l’epigrafe o iscrizione di Euschia: “Euschia, irreprensibile, vissuta buona e pura per circa 25 anni, morì nella festa della mia santa Lucia, per la quale non vi è elogio come conviene. Cristiana, fedele, perfetta, riconoscente a suo marito di una viva gratitudine.”
- Di Santa Lucia esiste a Siracusa il «loculo», cioè la tomba primitiva, sulla quale fin dai tempi antichi sorse una Chiesa, rifatta poi nel Seicento. Inoltre, come ha scritto Piero Bargellini nel suo libro “I Santi del giorno” – «esistono iscrizioni, che testificano una remota e fervida devozione per la Martire e un culto liturgico già stabilito dai primi secoli. Infine, esiste una di quelle “Passioni” con le quali la devozione dei fedeli ha ricamato di fantasia, sopra un canovaccio certamente storico». Gli Atti del suo martirio, il cosiddetto Codice Papadopulo, narrano di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, che era stata promessa in sposa ad un pagano. La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era giovato. Fu così che Lucia ed Eutichia, unendosi ad un pellegrinaggio di siracusani al sepolcro di Agata nel dies natalis della vergine e martire catanese, pregarono S. Agata affinché intercedesse per la guarigione della donna. Durante la preghiera Lucia si assopì e vide in sogno S. Agata in gloria che le diceva: Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre? Nella visione S. Agata le preannunciava anche il suo patronato sulla città di Siracusa. Ritornata a Siracusa e constatata la guarigione di Eutichia, Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo. Il pretendente, insospettito e preoccupato nel vedere la desiderata sposa vendere tutto il suo patrimonio per distribuirlo ai poveri, verificato il rifiuto di Lucia, la denunciò come cristiana. Erano in vigore i decreti di persecuzione dei cristiani emanati dall’Imperatore Diocleziano. Il processo che Lucia sostenne, dinanzi all’Arconte Pascasio, attesta la fede ed anche la fierezza di questa giovane donna nel proclamarsi cristiana. Il dialogo serrato, tra lei ed il magistrato, vede addirittura quasi ribaltarsi le posizioni, tanto da vedere Lucia quasi mettere in difficoltà l’Arconte che, per piegarla all’abiura, la sottopone a tormenti. Lucia esce illesa da ogni tormento, fino a quando, inginocchiatasi, viene decapitata. Prima di morire annuncia la destituzione di Diocleziano e la pace per la Chiesa. Privo di ogni fondamento, ed assente nelle molteplici narrazioni e tradizioni, almeno fino al secolo XV, è l’episodio di Lucia che si strappa gli occhi. L’emblema degli occhi sulla tazza, o sul piatto, è da ricollegarsi, semplicemente, con la devozione popolare che l’ha sempre invocata protettrice della vista a causa del suo nome Lucia (da Lux, luce).La sua iconografia vede spesso gli occhi accompagnati dal pugnale conficcato in gola. Il motivo di questa raffigurazione è da spiegarsi con il racconto dei cosiddetti Atti latini, che descrivono la morte di Lucia per jugulatio, piuttosto che per decapitazione. Storicamente attestato, grazie anche ad una testimonianza scritta lasciataci da un testimone oculare, il can. Antonino De Michele, è quello che è passato alla storia come il miracolo della fine della carestia dell’anno 1646. La domenica 13 maggio 1646, a chiusura di un ottavario di preghiera per la cessazione della carestia, ottavario durante il quale il simulacro di S. Lucia era stato esposto alla pubblica venerazione, presso l’altare maggiore della Cattedrale di Siracusa, una colomba fu vista volteggiare dentro la Cattedrale durante la Messa celebrata dal Vescovo Elia De’ Rossi. Quando la colomba si posò sul soglio episcopale, una voce annunciò l’arrivo al porto di un bastimento carico di cereali. La popolazione tutta, vide in quella nave la risposta data da Lucia alle tante preghiere che a lei erano state rivolte. Priva di fondamento è la leggenda che vuole,in quell’occasione, i siracusani cucinare di fretta i cereali per nutrirsene, facendo così nascere la tradizione della cuccìa. La cuccìa, un dolce a base di ricotta e frumento, tipico della Sicilia occidentale, non è mai stato un dolce tipico siracusano. È stato introdotto a Siracusa, più come elemento folkloristico che tradizionale, negli anni ‘80 del XX secolo, da alcune pasticcerie siracusane. Secondo una leggenda, priva di fondamento oggettivo, la discendenza della Santa siracusana proverrebbe direttamente dalla famiglia di Archimede, legando così le due figure più importanti della città ad un unico ramo genealogico.
- La figura di S. Lucia, nel corso dei secoli, è stata fonte di ispirazione, non soltanto sul piano strettamente religioso e teologico, o artistico, ma anche letterario, sia nell’ambito di una letteratura colta, diremmo “alta”, sia in un contesto più propriamente legato alla tradizione popolare di questo o quell’ambiente in cui si è, in varia misura, radicato il culto verso la martire siracusana. Nell’ambito della tradizione letteraria propriamente detta, la figura della Santa ispirò Dante Alighieri. Il poeta, nel “Convivio”, afferma che aveva subìto in gioventù una lunga e pericolosa alterazione agli occhi a causa delle prolungate letture (Cfr. Conv. III-IX, 15), ottenendone poi la guarigione per intercessione di S. Lucia. Gratitudine, speranza e ammirazione, indussero quindi il sommo poeta ad attribuirLe un ruolo fondamentale, non soltanto nella sua vicenda personale, ma anche, allegoricamente e simbolicamente, in quella dell’umanità intera, nel suo viaggio oltremondano descritto nella Divina Commedia. S. Lucia, nelle tre cantiche, diventa il simbolo della “grazia illuminante”, per la sua adesione al Vangelo sino al sacrificio di sé, dunque, “via”, strumento per la salvezza eterna di ogni uomo, oltre che del Dante personaggio e uomo.











